Dossier

Le torri costiere della Sicilia in età moderna: piani strategici e ricognizioni tra XV e XVII secolo

Paolo Militello1

Università degli Studi di Catania, Italia

0000-0002-2978-4780 |

paolo.militello@unict.it

Data di ricezione: 3 ottobre 2024
Data di accettazione: 5 marzo 2025
DOI: https://doi.org/10.51829/Drassana.32.724

CC BY-NC-ND

SOMMARIO

Le coste della Sicilia sono caratterizzate dalla presenza di numerose torri costiere. I presìdi turriti ancora oggi visibili sono più di 200, un numero consistente che supera abbondantemente quello delle altre due grandi isole del Mediterraneo centrale: la Sardegna e la Corsica. Nel presente contributo intendiamo ricostruire il processo di lunga durata che ha portato alla realizzazione di queste torri costiere, soffermandoci in particolare sui piani strategici e sulle ricognizioni della prima età moderna (dal ‘400 alla prima metà del ‘600). Privilegeremo un’analisi geostorica che renda conto dei rapporti e dei conflitti che la Sicilia ebbe con le diverse aree del Mediterraneo e, di conseguenza, delle differenti strategie messe in atto nella individuazione dei tratti di costa da fortificare. L’analisi di alcune fonti inedite (come le Istruzioni del 1497) o di fonti finora poco valorizzate (come la carta della Sicilia di Francisco Negro), insieme alla nostra elaborazione di alcune carte tematiche, consentiranno altresì di visualizzare sullo spazio territoriale lo sviluppo di queste strategie.

Parole chiave: Storia medievale e moderna, Sicilia, Paesaggi costieri, Torri.

Les torres costaneres de Sicília en l'Edat Moderna: plans estratègics i reconeixements entre els segles XV i XVII

RESUM

Les costes de Sicília es caracteritzen per la presència de nombroses torres de guaita. Les que encara avui són visibles són més de 200, un nombre substancial que supera amb escreix el de les altres dues grans illes de la Mediterrània central: Sardenya i Còrsega. En aquesta contribució pretenem reconstruir el procés a llarg termini que va conduir a la construcció d’aquestes torres, centrant-nos particularment en els plans estratègics i de reconeixement de principis de l’Edat Moderna (des del segle XV fins a la primera meitat del XVII). Prioritzant una anàlisi geohistòrica que tingui en compte les relacions i els conflictes que Sicília va tenir amb les diferents zones del Mediterrani i, en conseqüència, les diferents estratègies implementades en la identificació dels trams de costa a fortificar. L’anàlisi d’algunes fonts inèdites (com les Istruzioni del 1497) o de fonts poc analitzades fins ara (com la carta de Sicília de Francisco Negro), juntament amb l’elaboració que hem fet d’alguns mapes temàtics, ens permetrà visualitzar també el desenvolupament d’aquestes estratègies en l’espai territorial.

Paraules clau: Història medieval i moderna, Sicília, Paisatges de costa, Torres.

Las torres costeras de Sicilia en la Edad Moderna: planes estratégicos y reconocimientos entre los siglos XV y XVII

RESUMEN

Las costas de Sicilia se caracterizan por la presencia de numerosas torres de vigilancia. Las que aún hoy son visibles son más de 200, un número sustancial que supera con creces el de las otras dos grandes islas del Mediterráneo central: Cerdeña y Córcega. En esta contribución pretendemos reconstruir el proceso a largo plazo que condujo a la construcción de estas torres, centrándonos en particular en los planes estratégicos y de reconocimiento de principios de la Edad Moderna (desde el siglo XV hasta la primera mitad del XVII). Priorizando un análisis geohistórico que tenga en cuenta las relaciones y conflictos que Sicilia tuvo con las diferentes zonas del Mediterráneo y, en consecuencia, las diferentes estrategias implementadas en la identificación de los tramos de costa que fortificar. El análisis de algunas fuentes inéditas (como las Istruzioni del 1497) o de fuentes hasta ahora poco analizadas (como la carta de Sicilia de Francisco Negro), junto a la elaboración que hemos hecho de algunos mapas temáticos, nos permitirá también visualizar el desarrollo de estas estrategias en el espacio territorial.

Palabras clave: Historia medieval y moderna, Sicilia, Paisajes costeros, Torres.

Coastal towers in Sicily in the early modern age: strategic plans and reconnaissances between the 15th and 17th centuries

ABSTRACT

The coasts of Sicily are characterized by the presence of numerous coastal towers. Those still visible today are more than 200, a significant number that far exceeds that of the other two large islands of the Central Mediterranean: Sardinia and Corsica. In this paper we intend to reconstruct the long process that led to the construction of these coastal towers, focusing in particular on strategic plans and reconnaissance in the early modern age (from the 15th century to the first half of the 17th century). We will privilege a geo-historical analysis that takes into account the relationships and conflicts that Sicily had with the different areas of the Mediterranean and, consequently, the different strategies implemented in identifying the stretches of coast to be fortified. The analysis of some sources unpublished (such as the Istruzioni of the year 1497) or of some sources that have so far been under-researched (such as Francisco Negro’s map of Sicily) and our elaboration of some thematic maps will also allow us to visualize the development of these strategies in territorial space.

Keywords: Medieval and early modern history, Sicily, Coastal landscapes, Coastal towers.

Le coste della Sicilia sono caratterizzate dalla presenza di torri costiere2 «come e più che in altre regioni mediterranee»3. I presìdi turriti ancora oggi visibili sono più di 200, un numero consistente che supera abbondantemente quello delle altre due grandi isole del Mediterraneo centrale: la Sardegna e la Corsica.

Le torri del litorale siciliano sono frutto di un processo di lunga durata che inizia soprattutto intorno al ‘300 e arriva fino alle soglie dell’età contemporanea. In questo contributo ci soffermeremo in particolare sulle torri costiere della prima età moderna (dal XV secolo alla prima metà del XVII secolo), dal momento che questo è il periodo in cui vennero messi in atto dei programmi organici di fortificazione e venne costruita la maggior parte dei presìdi turriti nel litorale. In particolare, abbiamo stabilito come terminus ad quem della nostra indagine il periodo che va dal 1575 al 1640. È questo il momento in cui il piano statale, avviato a inizio ‘500, riceve una importante accelerazione con le ricognizioni di Tiburzio Spannocchi, con i progetti di Camillo Camilliani e le descrizioni di Giovan Battista Fieschi Garaventa e, infine, con i rilievi scientifici di Carlo Maria Ventimiglia e Francisco Negro.

FRA TARDO-MEDIOEVO E PRIMA ETÀ MODERNA: DALLA SICILIA SVEVA A QUELLA ARAGONESE

Prima di affrontare il nostro tema, ci sembra opportuno presentare un quadro complessivo delle strutture fortificate presenti in Sicilia fra XIII e XIV secolo. Queste si trovavano soprattutto nell’interno dell’isola, nelle principali città e porti marittimi e in alcune cittadelle poco lontano dalla costa. Ciò era il risultato di un processo di «incastellamento» iniziato in età bizantina (VII secolo d.C.), mantenuto durante il periodo di dominazione islamica (IX-XI secolo) e integrato in età normanna (XI-XII secolo).

Come è noto, il passaggio del Regno di Sicilia (allora comprendente l’isola e gran parte del Mezzogiorno d’Italia) dalla dinastia normanna degli Altavilla a quella sveva degli Hohenstaufen avvenne per strategia matrimoniale e via ereditaria, prima con Enrico VI, nel 1194, e poi con il figlio Federico II, re di Sicilia dal 1208 (dopo un periodo di reggenza di circa 10 anni dovuto alla sua minore età). Nel 1212 l’elezione di Federico a Imperatore del Sacro Romano Impero della Nazione Germanica avviò quel processo di «europeizzazione» della Sicilia che legò maggiormente l’isola alle vicende continentali4.

Questa situazione portò a un abbandono dei castra demaniali del Vallo di Mazara (la parte occidentale dell’isola, la Sicilia ultra flumen Salsum), area più sicura soprattutto dopo che era stata sedata la rivolta saracena e diversi centri fortificati musulmani erano stati completamente distrutti. Dall’altra parte, nelle coste orientali , da Milazzo a Gela (la Sicilia citra flumen Salsum, che comprendeva anche la Calabria fino a porta Roseti), fu invece avviata «una grande stagione di architettura militare» (soprattutto a partire dagli anni ’30) dal carattere totalmente innovativo rispetto al precedente periodo normanno: «Ristrutturazione del castello di Milazzo, ricostruzione del castello Matagrifone a Messina, costruzione ex novo del castello Ursino di Catania, del Maniace di Siracusa e del castello della nuova città di Augusta, fondazione imperiale; restauri al castello di Lentini e fondazione di una seconda terra nova sul sito semideserto della classica Gela»5.

Gli obiettivi di questa stagione di architettura militare furono principalmente due. Da un lato, rafforzare il controllo regio, soprattutto dopo la grande rivolta urbana siciliana del 1232-33. Dall’altro, collegare la Sicilia alla Puglia ―altro importante polo della potenza sveva nel regno― creando un waterfront per la comunicazione con l’avamposto imperiale di Terra Santa.

La morte improvvisa di Federico II nel 1250 porrà fine ad ogni progetto ed aprirà il turbolento periodo della dominazione angioina e, dopo il Vespro (1282), del governo aragonese.

La presenza angioina in Sicilia fu breve. Come ha notato Hubert Huben, «nell'amministrazione dei castelli i sovrani angioini seguirono in larga misura le orme dei loro predecessori svevi» e pertanto «possiamo presumere che il sistema castellare angioino rispecchi in larga misura quello svevo»6.

L’ingresso di Pietro III d’Aragona in Sicilia, nel 1282, inserirà l’isola in una nuova rete geopolitica ed economica comprendente i regni d’Aragona, di Valencia e, successivamente, di Sardegna. Il Regno di Sicilia (ormai limitato, però, alla sola isola, essendo il Regno di Napoli passato agli Angioini) era ormai proiettato sempre più verso il Mediterraneo occidentale.

Sarà a partire dalla pace di Caltabellotta (1302), ma soprattutto nel periodo 1313-1345, che inizierà una nuova fase di potenziamento delle difese costiere contro le devastanti e logoranti incursioni angioine. Richiamando un po’ la strategia bizantina, Federico III «si arroccò in posizioni centrali e ben fortificate ―Castronuovo, Giuliana, Castrogiovanni― pronto a intervenire ove fosse necessario o più spesso limitandosi a seguire l’evolversi della situazione… Provvide inoltre a rafforzare alcune delle zone di litorale più aperte e più favorevoli agli sbarchi e alle puntate offensive del nemico verso l’interno. Con le forze modeste di cui la Sicilia disponeva, questa si dimostrò l’unica difesa efficace»7.

Probabilmente è questo il periodo in cui la linea fortificata cominciò ad arrivare fino al mare. Alla costruzione di queste difese contribuì anche quella grande nobiltà siciliana che, durante il Vespro, aveva chiamato i sovrani aragonesi a instaurare un regno «pattizio».

Nel 1357, la vittoria aragonese sui mari di Ognina ed Aci (lo «scacco di Ognina») segnò una svolta definitiva nella guerra contro gli angioini, con i quali nel 1372 venne stipulata la pace definitiva. Ma nello stesso periodo i rapporti fra il sovrano e le grandi casate (Alagona, Chiaromonte, Ventimiglia, Peralta etc.) peggiorarono, sfociando in una vera e propria guerra civile.

In questo clima, la nobiltà moltiplicò la costruzione di castra e fortilizi a protezione dei propri feudi, mentre sulla costa provvide a far costruire torri e fortificazioni per difendere i propri porticcioli d’esportazione del grano (caricatori), le proprie tonnare, i propri possedimenti.

Nel frattempo, alla minaccia angioina si andò sempre più sostituendo quella maghrebina e, in particolare, tunisina. A partire dalla seconda metà del ‘300 aumentarono, infatti, le incursioni di pirati e corsari «saraceni», non solo contro le grandi isole ma anche contro le coste iberiche. In una Sicilia dilaniata dalle guerre baronali, la risposta a questa nuova situazione fu debole e indecisa. Si dovette attendere l’arrivo dei Martini per un primo progetto organico di difesa.

Nel 1396 il Parlamento siciliano ristabilì il demanio e l’amministrazione dei castra regi demanii: «Il sistema già abbozzato dai normanni e quindi perfezionato da Federico II e Carlo d’Angiò venne ripristinato e ulteriormente perfezionato (con servientes e castellani di origine iberica)». Circa dieci anni dopo, nel 1405, Martino il Giovane (re dal 1392 al 1409) nominò alcuni ufficiali di città e terre marittime come «commissari» per la costruzione di certas turres e il restauro di altre (in tutto una quarantina di manufatti): come ha sottolineato Maurici, si trattò del «primo disegno organico di questo tipo di cui si abbia notizia ben documentata, 170 o 180 anni prima di Spannocchi e Camilliani»8.

Con il compromesso di Caspe (1412), la Sicilia passò alla nuova dinastia dei Trastàmara, che governarono per tutto il ‘400 e l’inizio del ‘500, da Ferdinando i di Antequera fino a Ferdinando II il Cattolico. Con Alfonso il Magnanimo, in particolare, avvenne la conquista del Regno di Napoli (1442-1443), che portò a una «riunificazione» del Mezzogiorno nei regni congiunti di Napoli e di Sicilia. Per quest’ultima veniva, così, definitivamente a cessare il pericolo angioino, ma restava sempre aperto uno dei problemi più pressanti: la minaccia barbaresca.

La strategia della nuova corona fu quella di scaricare soprattutto sulle élites locali le spese della difesa. Città, baroni, proprietari etc. furono sollecitati a concorrere alla difesa del litorale costruendo, a loro spese, nuove torri e nuove fortificazioni.

«CASTELLJ TURRJ ET LOCHJ MARITIMJ» NELLE «INSTRUCIONJ» DEL 1497

Al 1497 risalgono due documenti ritrovati dallo studioso Francesco Pellegrino presso l’Archivio di Stato di Palermo: due «instrucionj et memorialj», impartiti da Messina il 19 gennaio 1497 dal vicerè Johan de la Nuça al «magnifico dilecto Regio Juliano Mu[t]o» e al «nobilj dilecto Regio Valerio Morana»9. Queste Istruzioni sono preziose perché forniscono l’elenco dei «castellj turrj et lochj maritimj» (regi, baronali o di città) esistenti in quell’anno ed effettivamente operativi (abbiamo riportato i nomi delle fortificazioni nella Tabella 1, in modo da poterli raffrontare con quelli delle fonti successive).

TABELLA 1. QUADRO SINOTTICO DEI «CASTELLJ TURRJ ET LOCHJ MARITIMJ» ELENCATI NELLE «INSTRUCIONJ» DEL 1497, DELLE TORRI, FORTIFICAZIONI, TONNARE ETC. DISEGNATE DA TIBURZIO SPANNOCCHI E DELLE TORRI RIPORTATE NELLA «SICILIA» DI FRANCISCO NEGRO.

«Instrucionj» del 1497

Tiburzio Spannocchi

Francisco Negro

castello di palermo

PALERMO. RITRATTO DI MONTE PELLEGRINO

Palermo

guardia di monte pellegrino

Torre di Monte Pellegrino

Torre de la Vergine in terra

turrj di mondello et ysferracavallo

Torre di Mondello

Torre di Mondello

turrj di mondello et ysferracavallo

Torre di Sferracavallo

castello di carinj

torre nuova all’isola delle Femmine

Torre del Isola delle Femmine

Torre di Capace

Torre [dell’isola] di terra

[torre probabilmente prevista dopo Camilliani]

Torre del pezzillo

Torre della Tonnara dell’Orsa

Torre de lo Molinazzo

Torre del Molinazzo

torre nuova alla Cala Rossa

Torre Alba

Torre della Rama

Torre del Capo della Rama

Trappeto di Partinico

CASTELLO AD MARE DI GULFO

CASTELLO A MARE

CASTELLO A MARE

[Torre di Guidaloca]

Torre di Guidaloca

Torre della Tonnara di Scopello

torre nuova a lo Impiso

[Torre dell’Impiso]

Torre d’Azzolino

torre nuova da farsi allo Scere

Torre dello Xeri

torre nuova al Capo di San Vito

Torre del Roccazzo

torre nuova allo Poggio de li monacj

Torre del Isolilla

Chiesa di San Vito

Tonnara di San Vito

torre nova al Monte di Cofano

Torre di Cofano

Tonnara di Cofano

Tonnara di Bonagia

MONTE S. GIULIANO

MONTE S. GIULIANO

Colombara di Trapani [Fortezza]

Colombara di Trapani [Fortezza]

TRAPANI

TRAPANI

[Camilliani cita una torre incompleta]

Torre Nubia

torre nuova all’alga grossa

Torre di Alga Grossa [Marausa]

[Torre al centro dell’isolotto di Altavilla]

Torre Altavilla

Torre della Tonnara di San Todoro

[Torretta di Granitola]

Torre Granitula

[proposta da Camilliani]

Torre di Tre Fontane

torre nuova alla terra delle pulci

Torre di Pollucj

Torre di Scibiliana

Torre Sibiliana

MARSALLA

MARSALA

Castello di Mazara

Torretta di Mazara

MAZARA

MAZARA

Torre del Maragani

Torre del Capo di San Marco [Torre del Tradimento]

SCIACCA

[proposta da Spannocchi e Camilliani]

Torre di Macauda [prima di Sciacca]

Torre di Capobianco

Torre di Capobianco

torre nuova della Salsa

Torre Marinata

Torre Colonna [?]

torre nuova a Monte Rossello

Torre di Monterossello

Torre di Monterosso

Torre di Monterosso

Fortezza del caricatore di Girgento

GIRGENTO

GIRGENTI

Castello di Montechiaro

Torre detta Castellaccio

[torre nuova proposta da Camilliani]

Torre della Balatella [Torre San Carlo; torre di Palma]

ALICATA

ALICATA

Torre deli Casi [di Ciminno]

Torre della Molaca [torre circolare di San Nicola] [proprietà della città di Licata?]

[Torre della] Falconara

Torre Falconara

Torre di Manfri

Torre di Manfria

[torre nuova proposta da Camilliani]

Torre della Insinga [Torre Insegna, del caricatore di Terranova]

TERRANOVA

TERRANOVA

Torre di Camarana

Torre di Cammarana

torre nuova alla Colombara o canalotta

Torre della Colombara [Vigliena, Braccetto]

[torre nuova proposta da Camilliani]

Torre di punta di Pietro

torre nuova alla Secca

Torre di Sgalambro

torre nuova alla cala detta Donnalocata

Torre donna Lucata

Torre del Pozzali

Torre di Puzzallo

Torre di Capopassero

Capo Passaro

Torre di Bindicari

Bindicari Torre

Torre di Stapace

Torre di Stampace

Castello di Cassibilj

Casibli

Torre di Longina

Torre di Lognina

SARAGUSA

SIRACUSA

La Vittoria

Castro Gartia

Torre d’Avalo

Castello della città di Augusta

Castello de la Bruca

Castello della Bruca

Castello di Santo Caloiro

CARLENTINI

CARLOLENTINI

AUGUSTA

AUGUSTA

Torre di Longina

Torre di Lognina [Torre Ognina]

CATANIA

CATANIA

torre nuova al Capo della molina

Torre di Sant’Anna [o di Capo Mulini]

Castello di Ghiaci

Castel di Jaci

Archelafi [Torre]

Castello di Schisò

TAURMINA

TAVORMINA

Sant’Alessio [Castello di]

Torre di Solima

Torre di Capo Grosso

Torre de la Scaletta

Torre di Rasicolmo

Torre di Raisculmi [Torre Rasocolmo]

Torre del Faro

[Faro di Messina]

MESSINA

MESSINA

Castello di Melazzo

MELAZZO

MELAZZO

Castello dell’Oliveri

Chiesa del Tindaro

Torre de li magazenj di Patti

Torre di Patti

PATTI

PATTI

Torre del Capo di Calava

torre di la terra di pilagino [pilaino]

castello di brolo

Castello di Brolo

castello di petra di ruma

castello del capo de orlando

Torre del Capo d’Orlando

Trappeto alla torre del Malvicino

Castello di pietra di Roma

Torre di Sant’Agata

Trappeto dell’acque dolci

torre nuova allo passo del Lauro

Torre dello Lauro

Tonnara di Caronia

castello di la turre [sic] di caronia

Castello di Caronia

castello seu turrj di seravalle

castello di tusa

Castello di Tusa

torre di raysichelbi

torre nuova alla pietra de lo corvo

Torre delli Scillichenti

[torre nuova proposta da Camilliani]

Torre delli Fontanelli [Finale]

torre nuova alla cala di Capo rosso

Torre della Nave [Torre Conche; Torre Pietra della Nave]

torre nuova al luoco detto la calura

Torre della Calura

castello di chifalo

CEFALU’

CEFALU’

Torre del Grugnio

Torre del Grugno

castello di la rocella

La roccella

castello di terminj

Castello di Terminj

Trabbia Castello

castello di sancto nicola

Castello di San Niccola

Torre del Capo della Mandra

Torre delli Mandri

torre nuova alli digitelli

Torre Collonna

Trappeto de la Milicia

TERMINI

TERMINI

ecclesia seu loco di sancto calogero di terminj

castello di sancto michelj

castello di solantu

Castello di Solanto

Torre di S. Lia [Sant’Elia] (Lanzatore, San Nicola)

Torre a la Zafarana

Torre del Capo Zafarana

bongirbino

Torre del Capo di Bongerbino

Torre di Bongirbino

torre nuova all’acqua de li corsalj

Torre de’ Corsali

Le righe evidenziate indicano le torri la cui costruzione è stata proposta da Spannocchi (o da Camilliani) e la cui realizzazione viene confermata da Francisco Negro.

Le Istruzioni prevedevano di soprintendere ai presìdi e di predisporre un sistema di «comunicazione visiva» impiegando ―se fosse stato necessario― anche nuove guardie «per respondere la una con l’altra». A Juliano Muto veniva affidato un elenco di castelli, torri e «luoghi marittimi» della costa orientale e meridionale dell’isola (da Messina e Scaletta fino a Monte San Giuliano, cioè l’attuale Erice). A Valerio Morana, invece, veniva consegnato un elenco relativo alla costa settentrionale (da Milazzo fino a Castellammare del Golfo).

Per questioni di spazio, ci ripromettiamo di studiare in altra sede queste Istruzioni. Per il momento, ci limiteremo ad alcune brevi considerazioni. La prima riguarda il numero (72) e la tipologia dei presìdi. Per la maggior parte si trattava di fortificazioni o edifici: 40 «castelli» (anche se in alcuni casi questa denominazione si riferiva a delle torri), 17 «torri», un «fortilizio» (a «isquiso», cioè a capo Schisò, vicino Taormina), una chiesa («sancto calogero di terminj») e un «campanaro» (a Catania). Per il resto, si trattava di luoghi di guardia: quattro «capi» («capu di lj molinj» vicino Acireale, «capo passaro», «capo di sancto marco» verso Sciacca, «capo fetu» vicino Mazara); due «monti», cioè Monte Pellegrino sopra Palermo, e un altro monte ―non specificato― tra Brucoli ed Augusta; un’isola (Favignana) e, infine, cinque «lochj» («Ficarazzi» e «Scala Greca» a Siracusa; «Raysicalambrj» nella regione sud-orientale; «trj fontanj» verso Mazara e «bongirbino» verso Palermo). Evidentemente, in questo periodo storico si suppliva alla mancanza di fortificazioni con punti di osservazione posti su luoghi eminenti (campanili inclusi).

La seconda considerazione riguarda la localizzazione, che abbiamo riportato in una carta da noi elaborata (Carta 1). Si nota subito come le coste più protette da fortificazioni (non abbiamo preso in considerazione i semplici posti di guardia) erano quella settentrionale (da Messina a Palermo e Trapani) e quella orientale (da Messina a Siracusa). A prevalere in particolare erano i «castelli» costruiti durante i due secoli precedenti (fra questi Augusta non viene ricordato).

Carta 1. «Castellj turrj et lochj maritimj» elencati nelle «Instrucionj» del 1497.
Elaborazione: Paolo Militello.

Interessanti i riferimenti alle torri, la maggior parte delle quali (a noi ne risultano 14) furono costruite nel corso del ‘400. Due «nuove» torri sulla costa settentrionale: «raysichelbi» (Raisigerbi) vicino a Cefalù e «Mondello y Sferracavallo» (interessanti sono anche i riferimenti, abbastanza rari, a «Giosa Guardia» ―Gioiosa vecchia― e alla torre «conterrana a lo capo di sancto vito»). Sette «nuove» torri sulla costa sud-orientale: «Lognina» (Ognina) di Catania, «langnone» (Agnone) verso Augusta, «longina» vicino Siracusa (anche questa rarissima attestazione), «Stampachi» e «Bindicarj» (Stampaci e Vendicari) e, infine, «capo passaro». Cinque «nuove» torri, infine, nella costa della Sicilia «africana»: «Xibiliana» (Sibiliana) tra Marsala e Mazara, «capo blanco» (Capo Bianco, baronale, indicato come «castello»), Siculiana (anche questa baronale e indicata come «castello»), «marina di girgenti» (torre del caricatore di Agrigento), «falcunara» (tra Licata e Gela). In sostanza, le Istruzioni confermerebbero che nel corso del ‘400 le nuove torri furono costruite soprattutto dalle città e dai «baroni» (Figura 1).

Figura 1. La torre di Vendicari eretta nel XV secolo da Pietro d’Aragona, signore di Noto (1425 e 1435) e plenipotenziario in Sicilia (1435).
Elaborazione: Paolo Militello.

IL MEDITERRANEO CONTESO: GLI ASBURGO E L’IMPERO OTTOMANO

La tormentata ascesa al trono di Carlo v come re di Sicilia nel 1516 fece entrare l’isola nel vasto network dell’impero asburgico. Oltre ai domini aragonesi, adesso i contatti politico-amministrativi (e non solo) si estesero anche all’impero tedesco, ai Paesi Bassi e ai domini nel Nuovo Mondo.

Nel contesto mediterraneo, però, la Sicilia venne a trovarsi in quella linea di faglia che si contrapponeva all’espansione dell’impero ottomano. Da Tunisi (conquistata da Carlo v nel 1535, poi perduta nel 1574) a Malta (assediata dai turchi nel 1566), dalla Sicilia alla Puglia, un nuovo antemurale cristiano si ergeva contro il tentativo della Sublime Porta di conquista del Mediterraneo occidentale10.

La Sicilia vivrà il momento forse più difficile a partire dalla prima metà del ‘500, quando la guerra di corsa barbaresca, guidata da Khair ad-dīn Barbarossa, confluirà nell’espansionismo ottomano (nel 1518 il sultano Selim concesse a Barbarossa il titolo di bey di Algeri)11. Al nemico tradizionale, i «mori» (cioè i maghrebini e, in particolare, i tunisini), si aggiunsero i «turchi ottomani»12.

Carlo v chiese, allora, ai vicerè e al Parlamento di Sicilia uno sforzo enorme per fare dell’isola una fortezza. Temendo un grande sbarco, l’obiettivo fu dapprima quello di fortificare con mura e bastioni le principali città portuali. Per questo, vennero chiamati architetti provenienti soprattutto dalle regioni dove più si era sviluppata la nuova scienza delle fortificazioni.

L’abdicazione di Carlo v, tra il 1556 e il 1558 (anno della sua morte), portò sul trono della monarchia iberica Filippo II d’Asburgo. La successiva pace di Cateau-Cambrésis (1559) sancì la fine delle ostilità tra gli Asburgo e i Valois e consolidò la presenza spagnola in Italia. La Sicilia continuò a fungere da antemurale della cristianità, anche se gli scontri nel Mediterraneo centrale mutarono in parte le loro caratteristiche. Come ha notato Fernand Braudel, dopo il Grande Assedio di Malta (1565) le ostilità non furono più in grande scala, come nel passato. Alle battaglie navali, vinte dai turchi (Prevesa, 1538) o dai cristiani (Lepanto, 1571), si venne sempre più sostituendo una vera e propria «guerriglia navale». Da quel momento, e fino alla prima metà del ‘800, la minaccia verrà soprattutto dagli assalti sul mare o dagli sbarchi e dalle razzie sulle coste, compiuti dai corsari (in branco o anche da soli) con i loro velocissimi legni barbareschi.

Contro questo nuovo tipo di minaccia la Sicilia cercò di difendersi costruendo, in particolare fra le ultime decadi del ‘500 e le prime del ‘600, torri di avvistamento e segnalazione nei punti più strategici della costa. Si trattava del sistema cosiddetto «dei segni che si danno in Sicilia per mezzo del fuoco detti volgarmente fani», così descritto nel ‘700 dallo storico Rosario Gregorio:

Or questo uso ritrovato primieramente dai Greci, adottato indi dai Romani, si conserva tuttora in Sicilia, dandosi in alcune occasioni segni col fuoco, ed è partimenti antichissimo […] Cicerone chiarissimamente ci attesta essere stata antichissima usanza in Sicilia di avvisare l’avvicinamento dei corsali per mezzo del fuoco, che su dei luoghi eminenti accendeasi. E le memorie autentiche ci riferiscono, che questo uso siasi sempre conservato in Sicilia, e massimamente nei bassi tempi. Noi abbiamo un diploma del re Pietro dell’anno 1324, dove fu ordinato, che non si trascurassero nei luoghi consueti i fani di notte col fuoco, e di giorno col fumo13.

UNA SICILIA TURRITA: I VICERÈ, LA DEPUTAZIONE E LA RICOGNIZIONE DI TIBURZIO SPANNOCCHI (1575-1578)

Già dalla metà del ‘500, mentre venivano fortificate le principali città del regno, i vicerè del tempo (da Ferdinando Gonzaga a Giovanni de Vega e, poi, a Marcantonio Colonna) cominciarono a rafforzare la difesa del litorale con il ripristino o la costruzione ex novo di torri costiere. In particolare, la politica di Vega (vicerè dal 1547) integrò quella del suo predecessore Gonzaga con una difesa più capillare, con «città e castelli bastionati ma anche torri di avvistamento, e con truppe di rapido impiego, almeno in teoria pronte a intervenire su qualsiasi punto minacciato del confine marittimo»14.

Il vicerè Vega fece costruire una prima rete di torri che fosse in grado di comunicare, l’una con l’altra, per mezzo di fumo o di fuoco: 37 torri, più altre 10 finanziate dal Senato palermitano per il litorale del proprio territorio: «Non può non meravigliare ―scrive Maurici― la corrispondenza quasi perfetta con il numero di torri previsto, un secolo e mezzo prima, dal piano di Martino il Giovane»15.

Dopo una pausa di circa vent’anni, durante il viceregno di Marco Antonio Colonna (1577-1582), venne ripresa la strategia di una cintura di torri di avvistamento che, insieme a un piccolo esercito permanente (un tercio viejo) e ad una flotta di 10 galee, fosse in grado di fronteggiare le scorrerie16. Il progetto delle torri venne affidato alla Deputazione del Regno, un organismo parlamentare ristretto che già si occupava, tra le altre incombenze, della costruzione di ponti e strade.

Il primo ad essere incaricato di una ricognizione dettagliata del litorale siciliano fu l’architetto senese Tiburzio Spannocchi (Tiburcio Spanoqui), «ingegnere» militare al servizio del vicerè Colonna (con cui aveva partecipato alla battaglia di Lepanto) e tecnico di indubbie qualità (per Filippo II costruì diverse fortificazioni in Spagna, a Cartagena, Cadice, Pamplona e Saragozza). Fu proprio Colonna a commissionare direttamente l’opera all’architetto17.

Spannocchi effettuò rilevamenti, disegni, schizzi di città e territori del litorale. Frutto di questo lavoro fu un volume manoscritto intitolato Descripcion de las Marinas de todo el Reino de Sicilia, realizzato dopo un lavoro sul campo durato circa tre anni (tra il 1575 e il 1578) e giuntoci in una versione dedicata nel 1596 al «principe don Filippo», cioè al futuro sovrano Filippo III degli Asburgo di Spagna. Nel manoscritto, oltre ad un testo in italiano, corredato a margine da piccole vedute di torri, castelli, bagli di tonnare, trappeti etc. (Figura 2), viene inserita una serie di annotazioni in castigliano sulle fortificazioni delle principali città costiere (oltre ad alcune città dell’immediato entroterra). La descrizione del litorale venne divisa in sessantasei «marine», ognuna delle quali era accompagnata in genere da tre disegni acquerellati: una veduta in prospettiva della sezione di litorale o della città, una riproduzione cartografica comprendente anche parte dell’entroterra e, per le città più importanti, il disegno/progetto delle mura e di alcune fortificazioni.

Figura 2. Particolare da Tiburcio Spanoqui, Descripcion de las Marinas de todo el Reino de Sicilia… MDXCVI.
Fonte: Biblioteca Nacional de España, MSS/788 – Biblioteca Digital Hispánica.

Nella Descripcion di Spannocchi furono enumerate 62 torri esistenti, alcune in parte «da remediarsi» (Tabella 1). Le torri da costruire erano 123, più o meno una ogni 3 miglia: un grande progetto, che avrebbe portato a 185 il numero totale dei presìdi turriti.

DA SPANNOCCHI A CAMILLIANI E FIESCHI (1583-1584)

Alcuni anni dopo, nel 1583, la Deputazione del Regno di Sicilia (essendo vicerè ancora Colonna) affidò «al magnifico ingegniero» Camillo Camilliani (Camigliani) l’incarico di «mettere in disegno la cosmografia di tutto il lito marino», accompagnando il «commissario generale delle fabbriche delle torri et guardie marittime», il capitano Giovan Battista Fieschi (Flisco, Fiesco18) Garaventa19. L’obiettivo era quello di realizzare «quelle torri che paian essere necessarie», riparare «le altre già fatte» e individuare i luoghi opportuni per le «guardie delle marine»20. Per le torri da costruire si sarebbe seguito «il principio dato dal Cavaglier Tiburtio»21. Durante diciotto mesi circa di sopralluoghi, Camilliani produsse una serie di disegni di parti del litorale e dell’entroterra con l’indicazione anche di elementi geomorfologici e antropologici: un vero e proprio «atlante geografico del paesaggio costiero» dove al disegno delle coste, delle torri e delle fortificazioni (già esistenti o ancora da realizzare) furono aggiunte le «prospettive» di numerose città; da parte sua, Fieschi provvide a redigere una descrizione scritta dettagliata del territorio22.

Come ha già notato Maurice Aymard, se l’incarico di Spannocchi e quello di Camilliani e Fieschi risultavano simili, fra loro vi erano però due differenze sostanziali: la prima era costituita dal punto di partenza e dalla direzione del percorso; la seconda dal punto di osservazione23. Camilliani e Fieschi partivano da Palermo e procedevano in senso antiorario, «seguendo il lito verso Ponente», rispettando un modello correntemente impiegato dall’amministrazione (utilizzato, ad esempio, nei registri del Maestro Portulano per l’elencazione dei «caricatori»). Spannocchi, al contrario, partiva da Messina e procedeva in senso orario e ciò ―come ci testimonia lui stesso― sia perché l’incarico gli era stato conferito mentre si trovava a Messina sia perché reputava questa città «la mas importante plaça de todo el Reino». Questa differenza di approccio coincideva, indubbiamente, anche con una differenza di contesto politico-militare: nel 1578, per Spannocchi la difesa era contro l’armata ottomana più che contro le incursioni barbaresche; pochi anni dopo queste ultime, invece, saranno il pensiero principale di Camilliani e Fieschi. Come si è già detto, dalla «guerra» si era passati alla «guerriglia». Tutto ciò influiva anche sul punto di osservazione. Spannocchi ―sottolinea ancora Aymard― «percorre la costa dalla terra, per redigere l’inventario non solamente delle attività e delle risorse in gioco, come della debolezza dei dispositivi di difesa, ma anche delle circoscrizioni amministrative e perfino dei feudi e dei redditi che ne traggono i titolari; lo scopo consiste nel ripartire la spesa in maniera equilibrata tra i principali interessati... Sono la terra e gli abitanti che guidano il suo sguardo e dettano le sue scelte ed egli quasi mai se ne allontana»24. Camilliani e Fieschi, al contrario, descrivono la Sicilia soprattutto vista dal mare. Non a caso, le istruzioni della Deputazione al capitano Fieschi prevedevano anche il potere di obbligare i «giurati» delle città a procurare «i vascelli che saranno necessarii a scuoprir et riconoscere dal mare tutto quello che per terra non si possa; et prender l’aspetto marittimo, et scandagliar, misurar et disegnare sul fatto ciò che bisogno sia»25.

Un’ultima considerazione va fatta sulle torri costruite a partire dagli ultimi decenni del ‘500: esse «non rappresentarono una novità tecnica, guardando piuttosto a modelli diffusi già da quindici o vent’anni ed in ogni caso di grande semplicità» (Figura 3)26.

Figura 3. Torre Pozzillo o del Pozzillo (anche Torre nuova) in territorio di Cinisi, 1625 ca.
Autore: Salvatore Ciambra.

LE RICOGNIZIONI DI VENTIMIGLIA E NEGRO

Mezzo secolo dopo Camilliani, nel 1633, Filippo IV ordinava al vicerè Ferdinando Afan de Ribera di far realizzare i mapas del regno, delle città murate (las fuerças) e delle singole fortezze (los castillos). Il clima era quello, preoccupante, della Guerra dei Trent’anni, in particolare nel momento in cui «l’Armata del Turco» minacciava di tornare nel Mediterraneo centrale. L’incarico di questa nuova ricognizione venne conferito nel 1634 a Carlo Maria Ventimiglia, celebre matematico palermitano (nominato Vissitador General), e al suo «allievo» Francisco Negro, «anch’egli buon matematico ed insigne scultore»27.

Ventimiglia e Negro effettuarono tre «visite» di ricognizione: nel 1634 e successivamente ―insieme al nuovo visitatore, il capitano Don Lope Ponze de León― nel 1636 e nel 1639. Il risultato confluì in due codici, attualmente conservati alla Biblioteca Nacional de España. Il primo, non firmato e intitolato Descripcion de Sicilia y sus Ciudades, contiene una breve descrizione del regno e delle fortificazioni delle principali città portuali e di alcuni luoghi strategici. Il secondo, intitolato Plantas de todas las plaças y fortaleças de Sicilia... Anno de MDCXXXX, conteneva piante di fortezze, prospettive del territorio e rilievi e carte dell’isola firmate (quasi tutte) da Francisco Negro e rilevate, in maniera scientificamente molto aggiornata, con la «nuova» tecnica della triangolazione. Nei disegni, il perimetro murario delle città, spesso con accenni planimetrici ad alcuni isolati (nel caso di Palermo a tutto il tessuto urbano), presentava livelli di qualità notevoli per il periodo. In coda all’Atlante, su indicazione di Giovanni de’ Medici, veniva riprodotta anche la pianta de La Valletta28.

Particolarmente interessante risulta, in questa sede, l’analisi della grande carta e della descrizione della Sicilia. Per quello che qui ci interessa ―le torri del litorale― queste due fonti forniscono un fermo immagine della situazione di effettiva realizzazione delle fortificazioni al 1634-1639 (da questo punto di vista, non ci risulta che i due codici madrileni siano stati utilizzati in maniera approfondita per questo fine).

La descrizione del Regno di Sicilia, contenuta nel primo codice ai fogli 1r-2v, elencava dapprima i tre promontori (Pachino, «oggi detto Capo Passero»; Peloro, «oggi Capo di Faro», e Lilibeo «oggi Capo Boeo») che conferivano all’isola la sua forma triangolare (anche se, essendo il tratto tra Lilibeo e capo San Vito «in forma di arco», la Sicilia sembrava avere, per l’autore, una figura «hiperbolica» piuttosto che «triangolare»). Oltre a questi promontori venivano indicati altri 29 «capi» e 292 «punte principali che si sporgono in mare, et abbracciano le loro cale»: queste ultime in tutto ammontavano a 454. Vi erano poi sei porti sicuri «per ogni vento»: Palermo, Messina, Augusta, Siracusa, Trapane e Melazzo («vi era [anche] Marsala, che oggi è serrato») e 16 cale «grandi d’importanza» utili per «nascondere, raddossare, e dare sbarco al nemico», ma non sicure per tutti i venti.

Terminata questa descrizione, il testo passava a trattare le torri:

La circumferenza dell’Isola prendendo una misura mezzana sarebbe 644 miglia.

In questa circumferenza sono disposte sopra le punte e cale più importanti tra quelle che sono della regia corte, e quell’altri dei particulari, 110 torri di guardia guarnite con artigleria et altre armi, dove più dove meno, le quale custodiscono le predette punte, cale e le foci dei fiumi et altre acque da i corsali, e coi segnali di foco e fumi, et altri segni apparenti avvisano continuamente i naviganti.

Questi torri sono di grandissimo servigio a S. Maestà e di gran benefitio per lo Regno, e per la lor guardia si è veduto che sono gran parte mancate le depredattioni dei corsali, là dove prima soggiornavano a bellaggio lunghissimi tempi per le spiagge.

Mancano di queste Torri che sono stimate necessarie altre 98, cioè nel Val di Mazzara 35, nel Val di Noto 38, nel Val Demone 25, le quali se si facessero sarebbe perfetta la guardia del Regno, là dove mancando avviene che s’interrompe il fano della notte, e in quei luoghi vacanti avengono delle depredattioni, e danni innumerabili.

Quindi, nel 1639-40 le torri di guardia fornite di artiglieria erano 110, tra quelle della Regia Corte e quelle «dei particulari». Esse custodivano «punte, cale, foci dei fiumi et altre acque dai corsali» e con «segnali di foco e fumi, et altri segni apparenti» avvisavano i naviganti. Il sistema risultava efficiente, dal momento che erano notevolmente diminuite le incursioni dei corsari che, dapprima, addirittura riuscivano a stazionare «a bellaggio» per lunghi periodi nelle spiagge.

La rete presentava, però, ancora delle falle che interrompevano soprattutto la comunicazione notturna con i fuochi e lasciavano sguarniti dei luoghi dove continuavano a verificarsi «depredattioni, e danni innumerabili». Mancavano 98 torri, soprattutto nel Val di Noto e nel Val di Mazara.

Se confrontiamo il numero di torri esistenti fornito da Spannocchi (62) con quello di Negro e Ventimiglia (110), risulta evidente che in circa 60 anni furono costruite 48 nuove torri (più o meno un terzo di quello che aveva programmato Spannocchi). Di queste torri, 28 furono a carico della Deputazione.

LE TORRI DI DEPUTAZIONE E UNA FONTE POCO UTILIZZATA: LA CARTA DELLA SICILIA DI FRANCISCO NEGRO

Per quanto riguarda le torri di Deputazione, una fonte importante risulta essere proprio la nostra grande carta della Sicilia disegnata da Negro: 11 fogli incollati fra loro che raggiungono le dimensioni di metri 1,61 x 1,69 (Figura 4). In questa carta, infatti, sono state riportate le torri di Deputazione di nuova costruzione (purtroppo non vengono riportate quelle feudali o di privati29).

Figura 4. Sicilia. Particolare da Francisco Negro, Plantas de todas las plaças y fortaleças del Reyno de Sicilia. Fonte: Biblioteca Nacional de España, Mss/1 – Biblioteca Digital Hispánica.

Ricavando le informazioni fornite dalla carta di Negro e confrontandole con l’elenco delle torri «già esistenti» disegnate da Spannocchi, abbiamo realizzato una tabella sinottica (Tabella 1) e disegnato una carta tematica delle torri costiere che riteniamo siano state strategicamente più importanti in Sicilia negli anni 1578 e 1639-40 (Carta 2).

Carta 2. Carta della Sicilia con le torri «già esistenti» disegnate da Spannocchi tra il 1575 e il 1578 (indicate da puntini neri) e le torri di Deputazione costruite successivamente a Spannocchi e rilevate da Negro tra il 1634 e il 1639 (indicate da puntini collegati con una linea ai nomi delle torri).
Autore: Paolo Militello.
Fonti: Tiburcio Spanoqui, Descripcion de las Marinas de todo el Reino de Sicilia…; Francisco Negro, «Sicilia», in Plantas de todas las plaças y fortaleças del Reyno de Sicilia (Biblioteca Nacional de España).

Così, siamo in grado di individuare quali torri (e dove) la Deputazione realizzò (almeno sulla carta) tra la fine del ‘500 e gli anni ‘30 del ‘600, tra i disegni delle «torri esistenti» realizzati da Spannocchi e le torri censite da Ventimiglia.

La carta mostra un rafforzamento della difesa nella zona di Cefalù (5 nuove torri), di Palermo (anche qui 5 nuove torri) e di Trapani (7 torri, 4 delle quali solo per la punta di Cala Rossa). Probabilmente la Guerra dei Trent’anni, e i rapporti conflittuali con alcuni regni europei, aveva imposto una maggiore difesa del fronte settentrionale dell’isola.

Undici nuove torri saranno, poi, poste a difesa della lunga striscia di sabbia della costa meridionale, la Sicilia «africana». Queste saranno collocate soprattutto nella costa di Sciacca ed Agrigento (a difesa del porto e dei caricatori), una a protezione del caricatore di Terranova (l’odierna Gela) e ben tre a difendere gli scali orientali della regione iblea. Evidentemente l’impero ottomano, ancora all’apice della sua potenza, continuava ad essere una minaccia da fronteggiare.

La costa ionica, infine, risultava essere già ben difesa: per essa fu costruita solo una nuova torre, nella zona di Capo Mulini (Acireale).

Questa, dunque, la situazione al 1639-1640. Dopo questa data vennero realizzate ancora altre torri, molte delle quali ―soprattutto nella seconda metà del ‘600 e poi ancora, nel ‘700, durante le guerre di successione― costruite sulla base delle indicazioni logistiche di Spannocchi e delle tipologie architettoniche di Camilliani.

CONCLUSIONI

Diverse fasi sembrano aver caratterizzato le strategie messe in atto tra XIV e XVII secolo dalle élites siciliane e dalle monarchie via succedutesi nel governo dell’isola.

L’avvio di una prima fase di costruzione di torri costiere fu quasi sicuramente da collegare alla minaccia soprattutto angioina ma, successivamente, in parteanche barbaresca (principalmente dalla metà del ‘300). Questo spiegherebbe la cintura di presìdi turriti che cingeva la cuspide settentrionale tirrenica e ionico-etnea (da Palermo a Messina e, da qui, fino ad Acireale).

In una seconda fase, che va dal progetto di Martino il Giovane (1405) fino alle Istruzioni del 1497, la minaccia barbaresca portò ad un primo rafforzamento della costa meridionale (da Marsala a Terranova-Gela) e della cuspide sud-orientale (da Pozzallo e Capo Passero fino a Catania) attuato soprattutto dalle città e dai grandi feudatari.

Una terza fase, lungo tutto il ‘500 e la prima metà del ‘600, sarà invece coordinata dall’autorità sovrana impegnata in una importante lotta contro l’impero turco-ottomano e, successivamente, anche contro le potenze europee nemiche.

Nel frattempo, il potenziamento delle armi da fuoco aveva comportato una modifica strutturale dell’«archetipo Camilliani». Per le torri costiere siciliane si avvicinava, comunque, l’epilogo: le ultime torri di una certa importanza vennero realizzate soprattutto durante il periodo delle guerre napoleoniche. Costruite dall’amministrazione militare inglese (o comunque con la sua compartecipazione), queste torri si concentrarono nell’area dello stretto di Messina e, in pochi altri casi, sulla costa orientale, nel timore di un’invasione francese proveniente dalla Calabria o, in ogni caso, dal Mezzogiorno.

Dopo, con la presa francese di Algeri (1830), l’assetto geopolitico del Mediterraneo cambiò profondamente e la Sicilia non ebbe più bisogno di un programma di fortificazione costiera imponente come quello attuato nei secoli precedenti.

RINGRAZIAMENTI

Ringrazio Ida Mauro per avere sollecitato la stesura di questo contributo. Ringrazio anche Maurice Aymard e Ferdinando Maurici per i loro suggerimenti. Un ringraziamento, infine, a Francesco Pellegrino per avermi fornito una riproduzione fotografica delle Istruzioni del 1497 da lui trovate presso l’Archivio di Stato di Palermo.

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NOTES

1. Professor of Early Modern History at the University of Catania. He has his PhD in “Storia moderna”, as well as his “Doctorat en Histoire et Civilisations” from the Ecole des hautes études en sciences sociales in Paris, where since 2005 he was several times a Visiting professor.

He is member of the Mediterranean Institute of the University of Malta, of the Real Academia Burgense de Historia y Bellas Artes of Burgos, and of Red Cibeles - Red internacional de estudios interdisciplinares de ciudades.

Specializing in Cultural History, Urban History and History of Cartography, he is currently researching Society, Cities and Territories in the Euro-Mediterranean area during the Early Modern Age.

2. Sulle torri dei paesaggi costieri della Sicilia abbiamo utilizzato come principale opera di riferimento i tre volumi del repertorio Le torri nei paesaggi costieri siciliani (secoli XIII-XIX), a cura di Ferdinando Maurici, Adriana Fresina e Fabio Militello (Palermo: Regione Siciliana, 2008), che aggiorna e integra Salvatore Mazzarella e Renato Zanca, Il libro delle torri (Palermo: Sellerio, 1985). A questi testi si rimanda per una bibliografia essenziale sull’argomento.

3. Ferdinando Maurici, «Le fortificazioni costiere della Sicilia da Giustiniano a Filippo II»in Le torri nei paesaggi costieri siciliani… cit., 51.

4. Per un quadro generale sulla storia della Sicilia si veda in particolare Vincenzo D’Alessandro e Giuseppe Giarrizzo, La Sicilia dal Vespro all’Unità d’Italia, vol. XVI della Storia d’Italia (Torino: Utet, 1989); i saggi di Adalgisa De Simone, Henry Bresc, Ferdinando Maurici, Igor Mineo, Pietro Corrao, Domenico Ligresti e Francesco Benigno in Storia della Sicilia, a cura di Francesco Benigno e Giuseppe Giarrizzo (Roma-Bari: Laterza, 2003); Giuseppe Giarrizzo, La Sicilia moderna dal Vespro al nostro tempo (Firenze: Le Monnier, 2004). Per un quadro generale sulla storia del Mediterraneo medievale e moderno si veda in particolare Fernand Braudel, La Méditerranée et le Monde Méditerranéen à l'Époque de Philippe II (Paris: Armand Colin, 1949), da noi consultato nella traduzione in italiano della quinta edizione francese del 1982, Civiltà e imperi del Mediterraneo nell’età di Filippo II (Torino: Einaudi, 2002); Peregrine Horden e Nicholas Purcell, The Corrupting Sea. A Study of Mediterranean History (Oxford: Blackwell, 2000), da noi consultato nella traduzione Il mare che corrompe. Per una storia del Mediterraneo dall'età del ferro all'età moderna (Roma: Carocci, 2024).

5. Ferdinando Maurici, «Le fortificazioni costiere della Sicilia da Giustiniano a Filippo II», 61.

6. Houben, Hubert, Il sistema dei castelli nel Regno di Sicilia, in Federiciana, 2005, (https://www.treccani.it/enciclopedia/castelli-regno-di-sicilia-sistema-dei_(Federiciana)/, ultima consultazione: febbraio 2025).

7. Ferdinando Maurici, «Le fortificazioni costiere della Sicilia da Giustiniano a Filippo II», 62.

8. Ferdinando Maurici, «Le fortificazioni costiere della Sicilia da Giustiniano a Filippo II», 71-72.

9. Archivio di Stato di Palermo, Registro Mercedes, 1496-1497, Instrucionj et memorialj factj et datj ad vuj mag.co dilecto Regio Juliano Mu[t]o de li guardi haviretj di darj ordinj farisi a li castellj turrj et lochj maritimj di questo Regno Vigore di nostri patentj commissioni ad vuj directj datj die subscripto, 19 gennaio 1497, ff. 143bis/r e v – f. 143 ter/r; Instrucionj et memorialj factj et datj ad vuj nobilj dilecto Regio Valerio Morana de li guardj haviretj di dare ordine farisi a li castellj turrj et lochj maritimj di questo Regno in viguri di nostri patentj commissioni ad vuj directj datj die subscripto, 19 gennaio 1497, 143 ter/r e v. Ringrazio Francesco Pellegrino per avermi generosamente fornito le fotografie delle due Istruzioni.

10. Fernand Braudel, Civiltà e imperi del Mediterraneo… Su questo aspetto si veda anche Rossella Cancila, a cura di, Mediterraneo in armi (secc. XV-XVIII) (Mediterranea. Palermo: Ricerche storiche, 2007).

11. Salvatore Bono, Guerre corsare nel Mediterraneo. Una storia di incursioni, arrembaggi, razzie (Bologna: il Mulino, 2023).

12. Maurizio Vesco, «El Turco y la “llave de Italia”: estrategias de defensa costera del reino de Sicilia en la Edad Moderna», in Las defensas costeras del territorio. Historia, patrimonio, paisaje, medioambiente y turismo, a cura di Alfredo Vigo Trasancos, Jesús Ángel Sánchez García, José M. Yáñez Rodríguez, Mario Crecente (A Coruña: Diputación Provincial de A Coruña, 2023, 41-69).

13. Rosario Gregorio, Dei segni che si danno in Sicilia per mezzo del fuoco detti volgarmente fani, in Opere rare edite e inedite riguardanti la Sicilia di Rosario Gregorio (Palermo: Stabilimento Tipografico di Pietro Pensante, 1873), 738-740.

14. Ferdinando Maurici, «Le fortificazioni costiere della Sicilia da Giustiniano a Filippo II», 96.

15. Ferdinando Maurici, «Le fortificazioni costiere della Sicilia da Giustiniano a Filippo II», 96.

16. Valentina Favarò, La modernizazione militare nella Sicilia di Filippo II (Palermo: Mediterranea, 2009).

17. Tiburcio Spanoqui, Descripcion de las Marinas de todo el Reino de Sicilia… MDXCVI (Biblioteca Nacional de España, MSS/788). Una riproduzione anastatica del testo e dei disegni in Marine del Regno di Sicilia, a cura di Rosario Trovato (Catania: Ordine degli Architetti della Provincia di Catania, 1993). Su questo testo si veda anche Alicia Cámara Muñoz, Un reino en la mirada de un ingeniero. Tiburzio Spannocchi en Sicilia (Palermo: Torri del vento, 2018). Ci si consenta, inoltre, il rinvio a Paolo Militello, L’isola delle carte. Cartografia della Sicilia in età moderna (Milano: FrancoAngeli, 2004). Il manoscritto di Spanoqui è consultabile online sul sito della Biblioteca Digital Hispánica.

18. In questa sede abbiamo deciso di utilizzare la variante più nota del cognome, «Fieschi», al posto di quella in latino («Fliscus/Flisco») e di quella in «italiano» («Fiesco»). Su Giovan Battista Fieschi risulta ad oggi introvabile ―presso l’editore, ma anche presso le biblioteche pubbliche e nei circuiti di vendita o consultazione― il libro di Lavinia Gazzè, La cosmografia del Littorale di Sicilia di G.B. Fieschi (1583-84) (Catania: Società di Storia Patria per la Sicilia Orientale, 2012).

19. Il 30 marzo 1583 il vicerè Marcantonio Colonna firmò la lettera di incarico a commissario generale «super fabricis in persona Sp.li Jo: Batt.ae Flisco Garavento»: «[f. 248r] Vicerex et Capitanus Generalis in dicto Siciliae Regno Spectabili Johanni Baptistae Flisco Garavento regio fideli dilecto salutem. Havendosi dalla Deputazione del Regno per appuntamento fatto con l’approbacione nostra alli quarto del mese di novembre fatto eleccione della persona vostra per Commessario generale delle fabriche delle torri et guardie maritime che si fanno et faranno in questo regno per ordine della deputacione sudetta, ci è parso per un altro appuntamento fatto alli XII et da noi approbato alli XIIII del presente mese di Marzio, attesa la qualità della persona vostra et per meglior essequcione del detto carrico accompagnarvi con la presente per tenore della quale vi dicimo e comandamo che, conferendovi dove et quando occorrerà per il regno, debiate secondo l’istrucioni et ordini che habbiate della Deputacione sudetta per le fabriche [f. 248v] sudette et cose dependenti da quelle, esseguire ciò che da quella vi sia stato imposto ordinando et prevedendo quello che per l’essequcione sudetta vi parerà necessario, et procedendo con quella essequcione et rigore di justitia che sarà conveniente al servitio di Sua Maestà et al benefitio pubblico perché noi per la presente nell’esequcione delle cose sudette vogliamo che habbiate et usiate si come vi damo et concedimo autorità et potestà di Capitano d’Arme comandando et ordinando attutti et qualsivoglia officiali et personi del regno, presenti et futuri, maggiori et minori di qualsivoglia titolo officio dignità potestà et qualità che siamo [siano] che durante il nostro beneplacito a voi et a vostri ordini et comandamenti debbiano obedire reverire assistere et prestare ogni loro braccio aijuto honore et favore come a nostro Capitano d’arme tante volte quante da voi et alle gente che faranno richiesti et dove anderete darvi posata conveniente alla persona vostra et alle gente che saranno in vostra compagnia gratis et provvedervi anche di altre cose necessarie soluto iusto precio et cossì vogliamo che si esequisca senza farne il contrario in modo alcuno per quanto chara si tiene la gratia di Sua Maestà et sub pena florenorum mille fisco regio applicata quibus imponi potest. Dat Panormi die xxx° Martij decime inditionis 1583. Marcoantonio Colonna» (Archivio di Stato di Palermo, Protonotaro del Regno, vol. 378, a. 1582-1583, cc. 248r e v). Stessa data porta la «Provisione con potestà di Capitano d’armi in persona del Sp. Gio. Batt.a Fiesco Garaventa» (Archivio di Stato di Palermo, Deputazione del Regno, vol. 202, cc. 163v-164r).

20. Alcune delle lettere di «instruttione» conservate presso l’Archivio di Stato di Palermo sono state trascritte in Salvatore Mazzarella e Renato Zanca, Il libro delle torri, 404-406.

21. Ordinazioni e regolamenti della Deputazione del Regno di Sicilia (Palermo: Reale Stamperia, 1782), Sessione dell’1 luglio 1583, 143.

22. Il corpus di disegni di Camilliani (il cosiddetto Libro delle torri), conservato presso la Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino (Codex III, N.I.3), è riprodotto in Marina Scarlata, L’opera di Camillo Camiliani (Roma: Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, 1993). I manoscritti con le descrizioni del litorale (per un elenco si veda ivi, 14) sono stati in parte pubblicati a partire dalla Descrizione della Sicilia. Opera composta da Camillo Camiliano celebre matematico, in Biblioteca storia e letteraria di Sicilia, Opere storiche inedite sulla città di Palermo ed altre città siciliane…, a cura di Gioacchino Di Marzo (Palermo: L. Pedone Lauriel, 1877), VII, 142-390. Il manoscritto con il testo attribuito a Fieschi è conservato presso la Società Siciliana di Storia Patria di Palermo, Fondo Fitalia, ed è stato segnalato per la prima volta nel 1932 da Carmelo Trasselli, «Notizia di alcuni manoscritti interessanti per la storia della geografia», in Rivista Geografica Italiana, vol. XXXIX (1932), fasc. IV-V, 154-156 (in particolare p. 156: «Il nostro ms. di ff. 389 porta sul dorso il titolo “Cosmografia del littorale di Sicilia colla descrizione delle città terre castelli e Torri marittime da Trapani per la sinistra sino a Mongerbino”»).

23. Maurice Aymard, «Uno sguardo sulla Sicilia. Le coste e i territori», in L’opera di Camillo Camiliani, a cura di Marina Scarlata (Roma: Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, 1993), 99-118 (in particolare 100-101)

24. Maurice Aymard, «Uno sguardo sulla Sicilia. Le coste e i territori», in L’opera di Camillo Camiliani, a cura di Marina Scarlata (Roma: Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, 1993), 100-101.

25. Instruttione allo spettabile commessario generale delle fabriche delle torri et delle guardie maritime, il capitano Giovan Battista Fresco [sic]. In Palermo a XIX di luglio del 1583, in Salvatore Mazzarella e Renato Zanca, Il libro delle torri, 404.

26. Ferdinando Maurici, «Le fortificazioni costiere della Sicilia da Giustiniano a Filippo II»,100.

27. [Giovanni Andrea Massa], Della Sicilia in prospettiva (Palermo: Francesco Cichè, 1709), i, 18.

28. Descripcion de Sicilia y sus Ciudades (Mss/787); Francisco Negro, Plantas de todas las plaças y fortaleças del Reyno de Sicilia. Sacadas de orden de Su Magestad el Rey Phelippe Quarto, anno de MDCXXXX (Biblioteca Nacional de España, Mss/1). I due codici sono stati pubblicati, a cura di Nicola Aricò, in Francesco Negro e Carlo Maria Ventimiglia, Atlante di città e fortezze del Regno di Sicilia. 1640 (Messina: Sicania, 1992) e sono consultabili online sul sito della Biblioteca Digital Hispánica.

29. Unica eccezione è la torre di Donnalucata, che Camilliani aveva indicato come proprietà del magnifico Francesco Rizzo [Erizzi, ndr] di Scicli. Da notare che tra Sciacca ed Agrigento la carta di Negro riporta una «Torre Colonna» che non siamo riusciti ad individuare e che non abbiamo, comunque, trovato nella bibliografia consultata.